LA CHIUSURA DEGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI E LA DE-ISTITUZIONALIZZAZIONE DELLE CURE. Salute mentale in Europa, community-based care e nuovi progetti terapeutici (settembre 2013)

Dopo la Commissione Parlamentare di Inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale nel 2008, un decreto legge ha disposto la chiusura definitiva degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari italiani (OPG) entro aprile 2013. Tuttavia, la scadenza è stata ulteriormente prorogata e ad oggi poche sono le strutture in grado di ospitare nuovi pazienti e molte di quelle già esistenti non sono pronte ad accoglierli. In un’Europa che si impegna in campagne di de-istituzionalizzazione, sembra necessario rivedere alcune delle diagnosi fatte ormai più di 20 anni fa e comprendere quale tipo di intervento terapeutico basato su un approccio di comunità sia più adatto a queste persone.

Il 30 luglio 2008 in Italia è stata istituita, con deliberazione del Senato, una Commissione Parlamentare di Inchiesta sull’Efficacia e l’Efficienza del Servizio Sanitario Nazionale (Senato della Repubblica, 2008), presieduta dall’ex Senatore Ignazio Marino, che ha permesso di tradurre in legge (L. 9/2012)  la chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG). Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici con la legge 180 del 1978, la decisione di chiudere gli OPG appare come una vittoria per un Paese civile. Appare. La chiusura prevista per il 31 marzo 2013 è stata prorogata di un anno (Governo italiano, Consiglio dei Ministri, 2013), dopo che la Comunità internazionale ha più volte richiamato l’Italia al rispetto dei diritti fondamentali delle persone detenute (fra le quali rientrano gli utenti degli OPG. La chiusura degli OPG rientra nel cosiddetto decreto svuota-carceri) (Senato della Repubblica, 2012).

Malgrado la scadenza del 31 marzo, ad oggi ancora poche sono le strutture effettivamente in grado di ospitare i nuovi pazienti, quelle già esistenti stentano a sopravvivere e comunque non tutte sono pronte ad accogliere altri utenti, né per disponibilità di posti né per l’adeguatezza degli spazi a disposizione.

In un’Europa che s’impegna in campagne di de-istituzionalizzazione, sarebbe interessante poter sensibilizzare le Istituzioni, le Commissione Europea, il Parlamento Europeo e le agenzie che più sono a contatto e collaborano con gli organismi dell’Unione Europea sull’attuale emergenza che riguarda la chiusura degli OPG in Italia e il dubbio di dove saranno inviati questi pazienti.

Mentre in Europa le più importanti organizzazioni ed Istituzioni che si occupano di salute mentale e diritti umani, portano avanti azioni per tutelare la salute mentale, per favorire il passaggio dai servizi di cura istituzionali a quelli community-based (assistenza e presa in carico nella comunità) e per sensibilizzare su un efficace uso dei fondi dell’Unione Europea per favorire tale cambiamento (European Expert Group on the Transition from Institutional To Community-Based Care, 2012), in Italia il Consiglio dei Ministri pubblica una proroga alla chiusura degli OPG (n.73 del 21/03/2013).

Ma a cosa serve l’uso corretto dei fondi europei? Mentre le Regioni italiane, direttamente chiamate in causa dal decreto legge, hanno dovuto obbligatoriamente presentare dei progetti alternativi agli OPG, oggi la questione è come creare nuove strutture o adeguare quelle esistenti? Quale strategia d’intervento applicare? Quali progetti riabilitativi e di cura mettere in atto? Il rischio è quello di creare tanti mini-OPG regionali e non cambiare, di fatto, lo stato dell’arte (piattaforma StopOPG, Forum di Salute Mentale).

La Commissione d’inchiesta di Marino ci ha raccontato di persone rinchiuse in OPG in una sorta di condizione “fine pena mai”, quelli che vengono chiamati gli ergastoli bianchi, quegli utenti condannati 20 anni fa o più dei quali probabilmente non si trova più nemmeno la diagnosi clinica che li ha sbattuti lì dentro per tutti questi anni.

L’approccio terapeutico e riabilitativo richiesto dall’Europa e dalla comunità scientifica prevede una condizione di cura community-based, cioè lontana dalla classica istituzionalizzazione e piuttosto orientata verso un intervento di tipo comunitario.

Una condizione terapeutica, insomma, in cui la psicoterapia istituzionale abbia di “istituzionale” solamente il setting e non l’approccio.

Ma non è solo l’Italia ad essere stata richiamata dall’Unione Europea sulle condizioni di vita degli utenti in queste strutture detentive. Anche il Belgio è stato ammonito dall’Europa sullo stato dei pazienti che vivono in queste strutture, gli internati. Il Ministero di Giustizia Federale ha quindi avviato uno studio per la raccolta di dati e il recupero delle cartelle cliniche di tutti questi pazienti e solamente dopo un accurato controllo e revisione di diagnosi e materiale clinico, un gruppo di esperti verrà chiamato a progettare nuove forme di intervento e riabilitazione alternative a quelle attuali.

Effettivamente, se pensiamo che non tutti gli utenti degli OPG possano essere trasferiti in normali strutture di comunità, ma piuttosto a continuare a vivere in misura di sicurezza all’interno di strutture detentive, il coinvolgimento dei Dipartimenti di Salute Mentale territoriali servirebbe creare e gestire percorsi di cura e riabilitazione non solamente collettivi, ma, anzi e soprattutto, individualizzati. Ciò permetterebbe un vero recupero della persona che ha commesso reati e riaffiderebbe agli ex internati la dignità ed il rispetto degni di qualsiasi essere umano, ma anche quell’attenzione particolare da dedicare agli individui più fragili della società. Concreti progetti di riabilitazione permetterebbero realmente di passare da un mero approccio di contenzione ad una presa in carico di cura e recupero (Ferraro in: Serra, 2005).

Ma chi sono gli utenti che arrivano in OPG? Queste strutture giudiziarie accolgono soggetti che sono stati sottoposti a misure di sicurezza perché hanno commesso un reato e sono stati ritenuti socialmente pericolosi. Nel momento in cui una persona viene accusata di aver commesso un delitto, se ci sia il sospetto che sia affetto da malattia mentale che ne comprometta, parzialmente o totalmente, la sua capacità di intendere o di volere, può essere richiesta, da parte del giudice, una perizia psichiatrica.

Anche se riconosciuto affetto da un disturbo mentale, il soggetto viene comunque sottoposto ad un processo e alle eventuali sanzioni previste dal Codice Penale. Nel momento in cui la perizia (psichiatrica) riscontra l’assenza di infermità mentale, la persona viene sottoposta a normale giudizio. Se, invece, viene evidenziata un’effettiva condizione di infermità mentale, allora dovrà essere valutato anche se questa abbia compromesso completamente o parzialmente la capacità di intendere e di volere al momento del fatto. Nel momento in cui viene riconosciuta la totale incapacità di intendere e di volere, la persona è ritenuta non imputabile perché non responsabile, quindi viene prosciolta. Se la perizia, però, riconosce comunque il soggetto pericoloso socialmente, allora lo affida all’OPG in misura di sicurezza (il concetto di imputabilità è definito dagli articoli 88 e 89 del Codice Penale). La permanenza in OPG può durare da un minimo di due anni fino ad un massimo di dieci, in base alla gravità del reato e può essere prorogata finché il soggetto non venga più ritenuto socialmente pericoloso.

Nel caso in cui, invece, al soggetto fosse riconosciuta la seminfermità mentale, il giudice può riconoscerlo imputabile e sottoporlo a processo. Qualora fosse ritenuto anche pericoloso socialmente, verrà sottoposto a misura di sicurezza in OPG (Del Giudice, Dell’Acqua e Rondi, 2011).

Già come successe per la Legge Basaglia, il vero riconoscimento degli individui internati negli OPG permette di progettare percorsi di cura alternativi alle condizioni di contenzione istituzionali. L’importanza di una rivalutazione delle perizie psichiatriche soprattutto di soggetti presenti in OPG da molti anni fa anche pensare all’utilità di un protocollo di valutazione condiviso a livello territoriale o meglio ancora nazionale. Un corretto e complesso assessment della persona, della psicopatologia, della struttura e del funzionamento di personalità, rappresenterebbe un comune punto di inizio da introdurre nei progetti regionali per la presa in carico di questi utenti in strutture alternative agli OPG.

 

BIBLIOGRAFIA

Senato della Repubblica, XVI Legislatura, Doc. XXII-bis n. 4. Commissione Parlamentare di Inchiesta sull’Efficacia e l’Efficienza del Servizio Sanitario Nazionale. Istituita con deliberazione del Senato del 30 luglio 2008. Relazione sulle condizioni di vita e di cura all’interno degli ospedali psichiatrici giudiziari. Relatori sen. Michele Saccomanno e sen. Daniele Bosone. Approvata dalla Commissione nella seduta del 20 luglio 2011

 

Senato della Repubblica, XVI Legislatura, Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani. Rapporto sullo stato dei diritti umani negli istituti penitenziari e nei centri di accoglienza e trattenimento per migranti in Italia. Approvato dalla Commissione il 6 marzo 2012.

 

Legge 17 febbraio 2012, n. 9 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 211, recante interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri. (12G0026) (GU n. 42 del 20-2-2012). Entrata in vigore del provvedimento: 21/02/2012

 

Governo italiano. Comunicati stampa del Consiglio dei Ministri. Consiglio dei Ministri n.73 del 21/03/2013.

 

Council of Europe, Directorate General of Human Rights and Legal Affairs (2010). H/Inf (2010) 7. Practical impact of the Council of Europe monitoring mechanisms in improving respect for human rights and the rule of law in member states. F-67075 Strasbourg Cedex, Council of Europe 2010.

 

European Expert Group on the Transition from Institutional to Community-based Care (2012). Common European Guidelines on the Transition from Institutional to Community-based Care. Guidance on implementing and supporting a sustained transition from institutional care to family-based and community-based alternatives for children, persons with disabilities, persons with mental health problems and older persons in Europe. European Expert Group on the Transition from Institutional to Community-based Care, Brussels, Belgium.

 

Del Giudice, G., Dell’Acqua, P., Rondi, M. (a cura di) (2011). Di cosa parliamo quando parliamo di OPG – Leggi, norme e pratiche. In: http://www.news-forumsalutementale.it/di-cosa-parliamo/.

 

Serra, M. (a cura di) (2005). Nuove proposte di criminologia applicata. Giuffrè Editore, Milano.

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