L’home visiting e il post-partum

L’home visiting è una tecnica di osservazione e intervento che può essere utilizzata in diverse aree psicologiche per l’adulto e il minore. Utilizzata nel post-partum, permette di lavorare sulla relazione madre-bambino e di accompagnare la mamma nell’ambiente familiare, in casa, per sostenerla nella vita quotidiana e nella relazione con il proprio figlio o la propria figlia.

L’home visiting è una tecnica d’intervento domiciliare che permette di fornire programmi di prevenzione e sostegno alla maternità. Questa tecnica mira a tutelare lo sviluppo emotivo del bambino e a sostenere la mamma nel relazionarsi con lui o con lei e soprattutto nel far fronte al periodo del post-partum. Questo sostegno le permette di essere sostenuta nell’acquisizione delle capacità genitoriali.

Il concetto di base nell’home visiting, nella psicoterapia genitore-bambino o nell’assistenza psicologica sta nel fatto che la relazione genitore-bambino sia il primo spazio relazionale in grado di influenzare lo sviluppo del bambino e che entrambi i genitori rivivono la propria infanzia, i propri modelli di attaccamento, i loro primi legami affettivi, nella relazione con il figlio. Nel trattamento, la presenza del bambino è fondamentale. Il terapeuta ascolta i resoconti verbali dei genitori, ma utilizza anche l’osservazione diretta del bambino per comprendere le sfumature emotive, le interazioni, le difese, i processi dinamici che avvengono tra genitore e bambino.

La teoria dell’attaccamento ha influenzato notevolmente la psicoterapia genitore-bambino e Bowlby stesso definisce la sua teoria come “la versione della psicoanalisi centrata sull’attaccamento” (Ammaniti et al., 2006; Ammaniti et al., 2007; Speranza, Ammaniti, Trentini, 2006).

Sulla base di questi assunti teorici, la tecnica dell’home visiting rappresenta un programma preventivo e di sostegno per il bambino ed il suo contesto familiare. Ruolo fondamentale nell’intervento è svolto dall’assistente domiciliare, indipendentemente dalla sua caratterizzazione professionale: deve essere consapevole di entrare nello spazio privato e intimo di una famiglia. Lo sviluppo umano si svolge per tutto l’arco della vita attraverso modelli d’interazione: la relazione tra genitore e home visitor, dunque, è centrale per promuovere un buon legame tra genitore e bambino. Il genitore deve instaurare con l’home visitor un rapporto empatico e di fiducia. Deve imparare a parlare di temi che prima non riusciva a trattare e per farlo deve raggiungere un rapporto adeguato d’interazione con l’home visitor. La relazione genitore-home visitor implica, infatti, mutualità perché ognuno influenza l’altro ed è dinamica perché è il risultato delle caratteristiche personali del genitore e dell’aassistente che si incontrano.

Il ruolo dell’home visitor non è molto conosciuto nella società, è una figura nuova e i genitori probabilmente non sanno cosa aspettarsi da questo intervento. È compito dell’home visitor informare i genitori e non mostrarsi come una persona giudicante o un maestro pronto ad insegnare il giusto modo di essere genitori né deve accettare una posizione di completa autorità che i genitori gli possono affidare.

L’home visitor entra nella casa di una famiglia, un luogo privato, intimo, sicuro, protettivo. I genitori possono essere inizialmente turbati dall’ingresso di un estraneo in casa loro. L’home visitor deve comportarsi come un ospite in casa dei genitori, chiedere il permesso per entrare in una stanza, per interagire con il loro figlio.

L’home visitor sin dal primo incontro deve saper individuare i punti di forza dei genitori e lavorare su di essi, approvarli, incoraggiarli, usare queste forze per lo sviluppo del ruolo genitoriale. Interagendo spontaneamente con il bambino deve essere in grado di fornire ai genitori modelli interattivi che essi possano imitare e poi rendere propri. L’home visitor interagisce con i genitori dando anche indicazioni in risposta alle loro domande e anzi deve incoraggiarli a parlare e condividere pensieri, opinioni e dubbi.

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