Autostima e relazioni.

cookie_low_self_esteem_2Possiamo descrivere l’autostima come quella capacità dell’individuo di autorappresentarsi, di riconoscere le proprie competenze e di attribuirsi il giusto valore adeguato alle proprie effettive risorse ed al contesto, ancorato all’esame di realtà?

Il concetto di stima di sé sembra, in fondo, tradursi nella possibilità di avere un’adeguata immagine di sé relativamente stabile, seppur mutevole, connessa alla capacità di crescere creativamente e tollerare le frustrazioni.

La stima di sé si sviluppa a partire dai primissimi legami affettivi, il primo che sperimentiamo, attraverso l’introiezione dei modelli di relazione precocemente appresi dal caregiver, che, attraverso la funzione di rispecchiamento delle emozioni e dei bisogni del neonato, trasmette stati d’animo positivi da interiorizzare e mantenere nello sviluppo e nell’età adulta, favoriti dallo stile di attaccamento. L’adulto, cioè, accoglie responsivamente gli stati e i bisogni del neonato, li mentalizza, li elabora, gli da un significato e glieli restituisce dotati di senso, affinché li possa comprendere, senza mantenerli privi di senso e carichi d’angoscia (non conoscendoli).

Gli apprendimenti morali, l’educazione e il confronto con le figure genitoriali, favoriscono lo sviluppo dell’autostima, attraverso i processi di autovalutazione e di giudizio di se stessi, che permettono al soggetto di riconoscere ed attribuire premi e punizioni, aprendo la strada al senso di responsabilità e al senso di sicurezza interno.

A partire da queste esperienze relazionali primarie il bambino svilupperà un senso del Sé che diverrà via via sempre più coeso e stabile nello sviluppo.

Tuttavia, lo sviluppo inadeguato di alcune tappe evolutive conduce al mancato o insufficiente raggiungimento di alcune fasi di crescita fondamentali alla formazione, al consolidamento ed al mantenimento dell’autostima. All’interno di uno sviluppo fragile del Sé, si possono incontrare vere e proprie difficoltà nella percezione di sé e nell’autostima, quelle condizioni, cioè, in cui il senso del Sé è fragile e precario e costretto a ricorrere a continui rifornimenti esterni per rassicurarsi.

Immagine tratta dal sito: www.hercampus.com

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