Legami e attrazioni

Relazioni non desiderate, amori non corrisposti, limerence*, desiderio.

Una, nessuna, centomila relazioni.

Quando ci si accontenta, nutrendo in fondo la speranza che il partner prima o poi cambi, in un atto magico di mutazione.

Quando non ci si rassegna per un amore non corrisposto.

Quando l’amore, invece, si evita, ma lo si sbircia da lontano.

Gran parte dei rapporti sentimentali è uno sforzo di incontro: bilanciamenti di distanza e vicinanza, di novità e quotidianità, di apertura e solitudine.

Relazioni non negoziate, caotiche, conflittuali sono le altre. Quelle in cui l’amore è questione assai troppo delicata e temuta. Da una parte il desiderio, quasi appreso, di una relazione e dall’altra lo spettro del legame, così caotico, così fucina di conflitto.

Ognuno di noi cerca di ottenere le cose che ama; questa spinta è radicata profondamente nella coscienza, essa è il risultato di cinque milioni di anni di storia evolutiva e di cinque millenni di sforzi comuni verso la civilizzazione […]. L’amore è più di un mero sintomo naturale egoistico […]: è sogno e al tempo stesso pulsione, stato di grazia salvifica e ombra della disperazione; nell’amore è insito il seme della ricerca di tale sogno, e l’ombra degli incubi che i sogni possono talvolta diventare

(Cupach & Spitzberg, 2004, ed. ita. 2011 p. 15).

C’è anche chi quasi manca di un’alfabetizzazione affettiva o chi l’amore lo conosce fin troppo bene, chi ne è estraneo, chi non lo sa gestire, chi lo affoga con movimenti interni e ricordi passati.

È il tentativo tormentato di chi vuole e non vuole amare, di chi desidera un affetto, ma non lo vuole. Di chi lo teme, di chi inconsciamente teme che potrebbe esserne sopraffatto. Perché conosce solamente un amore che sovrasta o perché un amore non l’ha mai conosciuto e non lo sa dosare o perché un amore l’ha perso e teme di perderlo ancora se dovesse lasciarlo andare.

In pochi conoscono le sfumature dell’amore. Dell’amore struggente, caotico, mai banale. Così come in pochi conoscono le alterità vere della vita. La comodità e la linearità degli affetti, un nido caldo che difficilmente lasceremmo andare, anche pur avendo in noi quel conosciuto non pensato che è il caos dei sentimenti.

L’amore talvolta è anche proiezione e pressione interpersonale.

«Innanzitutto la persona sente il bisogno di proiettare una parte fuori di sé poiché teme che questa parte, essendo “cattiva”, possa distruggere le altre parti “buone” del Sé: ma il bisogno di proiettare una parte di sé può anche nascere da un motivo opposto, cioè può essere una parte buona ad essere proiettata, in quanto vi è il bisogno di proteggerla dagli attacchi aggressivi delle altre parti cattive del Sé»

(Migone, 1995, p. 124).

Movimenti proiettivi consentono di affidare all’altro sentimenti inaccettabili, ma anche vissuti così dolorosi che sono troppo complessi da gestire da soli. Per questo talvolta l’altro, nella coppia, diviene portatore e sperimentatore di vissuti interni conflittuali e ingestibili.

Allora possiamo immaginare che per alcuni l’unico modo di stare in una relazione sentimentale sia quello di utilizzare difese come l’identificazione proiettiva.

Proiettando una parte di sé sull’altro per fargliela contenere e proteggere, investendolo di una richiesta impegnativa, che tenta di privarlo di un’indipendenza affettiva.

Agendo la pressione interpersonale del proprio mondo e dolore interno, per fargli sperimentare esattamente cosa prova, pur continuando a controllare e a identificarsi con la parte di sé proiettata sull’altro.

Reinternalizzando, cioè riprendendo il contenuto proiettato che l’altro nel frattempo ha contenuto, trattenuto, rielaborato e restituito così sistemato con sentimenti nuovi. Come un gomitolo aggrovigliato ora ripiegato per bene.

Ma l’identificazione proiettiva richieda che esista fra i due un legame stretto, come quello madre-bambino o paziente-terapeuta. Implica un vissuto molto intenso, una pressione interpersonale, appunto. Chi proietta lo fa con intrusione, minaccia e veemenza, che riflette la disperata richiesta di contenere un contenuto insopportabile da buttare fuori.

Movimenti di contenimento, rabbia e elaborazione, ecco cosa nasconde un amore conflittuale.

La comunicazione sentimentale diventa, così, a volte, uno scambio proiettivo e controidentificativo. Investito dei vissuti del partner, l’altro può reagire con una risposta emotiva dovuta a sue ansie intensificate o riattivate dal materiale conflittuale proiettato o dalla potenza dei movimenti proiettivi. Quanto più il funzionamento del partner che proietta è regressivo e collegato ad esperienze del passato più buio, tanto più l’identificazione proiettiva sarà forte e violenta. La controidentificazione proiettiva è, quindi, la specifica risposta di un partner a quella parte proiettata dall’altro.

Se in amore l’altro non sarà disposto a contenere, agiti e identificazione proiettiva porteranno a forme di ossessione e diniego, idealizzazione e svalutazione, ricerca e abbandono, in un’altalena di affetti e rifiuti, in un’oscillazione di desiderio e ripudio che farà di quel legame un’attrazione tormentata.

*Limerence: ultra-attaccamento, infatuazione, ossessione, idealizzazione irrazionale, caratterizzato da un forte desiderio di reciprocità dei sentimenti, ma non necessariamente da una relazione sessuale. Intenso desiderio per un’altra persona e di essere ricambiati nell’amore romantico.

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