Sull’imitazione

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Relazioni e imitazione. Cos’è l’imitazione? Come si esprime nella relazione con l’altro? E perché si presenta?

L’imitazione (Ferro, 2010; Gaddini 1968; Gaddini 1974) può essere intesa come modalità primitiva di entrare in contatto con l’oggetto.

L’imitazione ha il fine di stabilire la fusione con l’oggetto e l’investimento di esso. Le carenze del Sé portano all’utilizzo dell’imitazione come unico modo di entrare in relazione. È ciò che Gaddini (1968) definisce imitare per essere, diverso dall’identificazione con l’altro, cioè la capacità di interiorizzare la realtà e la relazione con l’oggetto.

Secondo Gaddini (1981), l’imitazione primitiva è quel meccanismo che consente di “essere” qualcosa che altrimenti dovrebbe essere riconosciuto come “altro da sé”: cioè, se non posso sentirti come altro da me, diverso da me, allora ti imito, per cercare di essere come te direttamente e consentirmi, così, un’identità. Quello che manca nei processi di sviluppo che permettono il riconoscimento di un oggetto altro da sé è un sano processo di identificazione con l’altro, con un oggetto che non ha mai permesso di vivere la separazione da sé.

L’imitazione si pone, così, al posto dell’introiezione. Ciò non permette di introiettare non solo l’oggetto, ma soprattutto la sua funzione (non tanto l’acqua, ma la sua funzione dissetante, non tanto la figura del o della terapeuta, ma la funzione della psicoterapia).

La persona tenderà, quindi, ad imitare piuttosto che introiettare, ad incorporare piuttosto che mentalizzare.

Con l’imitazione l’Io supera i confini dell’individuazione. L’intero mondo esterno è trascinato (assimilato) nell’Io. Il transfert è, così, un essere senza limiti, uno straripare. «L’Io dell’isterica supera i confini dell’individuazione. Poiché la coazione del reale vi gioca una parte, seppur piccola, l’intero mondo esterno è trascinato nell’Io, ed è amalgamato all’Io dell’individuo. Ciò che la psicoanalisi chiama “transfert”, nel caso del tipo isterico, è pertanto un essere senza limiti, uno straripare. Ogni cosa appartiene all’Io ed è trattata con cura. Il transfert dell’Io, l’investimento dell’Io esterno ad opera della libido non si ferma al confine tra l’anima e il corpo. Il corpo dell’isterica – in maniera singolarmente obbediente – si allea con le sue azioni psichiche. Esso parla il linguaggio degli organi, ha un’opinione, desideri e sentimenti e li esprime» (Wittels in Albarella, Donadio, 1998, pag. 64).

L’importanza dell’imitazione risiede per Gaddini nei primi momenti di formazione dell’identità. I processi imitativi sono, dunque, fondamentali alla costruzione dell’identità se si integrano e subordinano ai processi introiettivi. È un po’ quello che succede in psicoterapia: dall’imitazione della terapeuta, il o la paziente deve passare alla funzione di interiorizzazione trasmutante, quella attraverso la quale il bambino impara a trasformare ciò che interiorizza, per prendere qualcosa che poi riutilizza. Allo stesso modo in terapia imitare è diverso dall’interiorizzare la funzione del o della terapeuta.

Il concetto di imitazione porta con sé la possibilità di comprendere il legame e il transfert in terapia. Il bisogno di separazione e, allo stesso tempo, di imitazione della terapeuta sono l’espressione di quel Falso Sé che fornisce la possibilità di attuare la distinzione con l’altro.

Secondo Winnicott (1971, in Scalzone, Zontini, 1999), esistono due modalità di disposizione verso l’oggetto. Il puro elemento femminile appartiene alla dimensione dell’essere ed è coinvolto nei processi di costruzione dell’identità, originando dall’identificazione primaria con il materno femminile. Il puro elemento maschile, invece, ha a che fare con il fare, con le pulsioni, con l’area psicoorale di Gaddini. Il puro elemento femminile corrisponde all’area psicosensoriale di Gaddini o all’organizzazione mentale di base, cioè il Sé, che si relaziona con l’oggetto attraverso l’imitazione primitiva.

Il Sé, cioè, imita per essere, perché non conosce altro modo di acquisire una propria identità se non imitandola altrove.

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