Tra desiderio, eros e amore.

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In sostanza, io ritengo che l’amore sessuale maturo sia una disposizione emotiva complessa, che integra (1) l’eccitazione sessuale trasformata in desiderio erotico per un’altra persona; (2) la tenerezza che deriva dall’integrazione delle rappresentazioni del Sé e dell’oggetto investite in senso libidico e in senso aggressivo, con una predominanza dell’amore sull’aggressività e con la tolleranza della normale ambivalenza che caratterizza ogni rapporto umano; (3) una identificazione con l’altro che comprende sia la reciproca identificazione genitale sia la profonda empatia con l’identità sessuale opposta; (4) una forma matura di idealizzazione insieme a un profondo impegno nei confronti dell’altro e della relazione; e infine (5) il carattere passionale della relazione d’amore nei suoi tre aspetti: la relazione sessuale, la relazione oggettuale e l’investimento superegoico sulla coppia” [O. F. Kernberg, Relazioni d’amore. Normalità e patologia (1995). Raffaello Cortina Editore, Milano, 1995, p. 37].

Cosa sappiamo di una relazione sessuale matura? Cosa ci immaginiamo? Proviamo a chiudere gli occhi e a scrollarci di dosso difese, ricordi, sogni e ferite del passato e facciamo un po’ di chiarezza.

Una relazione sessuale matura, nell’epoca delle app di incontri, dei match online, delle chat eterne, del sexting e di tutto ciò che è vicinanza e paradossalmente distanza, ha a che fare con dei sani incontri sessuali in cui il partner viene utilizzato come oggetto del desiderio e del bisogno. C’è il bisogno di usare ed essere usati. E fino a un certo punto questo è normale, inutile che ci giriamo intorno con fare sbigottito.

Un amore sessuale maturo è fatto di sesso, riparazione, accettazione, incontro e confronto. Da quel desiderio di conoscere e, appunto, riparare gli aspetti cattivi dell’altro, anziché idealizzarli mantenendolo completamente buono attraverso la scissione (scissione dell’oggetto, quel meccanismo che ci fa vedere gli altri o tutti buoni o tutti cattivi, senza vie di mezzo). L’idealizzazione non aiuta l’amore maturo. Anzi, lo ostacola, ci dice Freud, ne impedisce lo sviluppo.

L’amore passionale è fatto di desiderio sessuale e affettività matura. Sciocchezze quando qualcuno dice che preferisce incontri di una notte per godere di più. L’appagamento sessuale maturo non ha eguali. Se, infatti, l’eccitazione sessuale costituisce un affetto alla base dell’amore passionale, è altrettanto vero che l’esperienza e la qualità dell’orgasmo includono l’identificazione con il o la partner e il superamento di dinamiche antiche, irrisolte, immaginarie.

Ma come la mettiamo con l’esperienza di fondersi con l’altro? Paure, potere, fiducia e sfiducia si intrecciano: “accettare i rischi dell’abbandono totale di sé nella relazione con l’altro, contrastando la paura di tutti quei pericoli, di diversa origine, che incombono quando ci si amalgama con un altro essere umano” (O. F Kernberg, 1995, p. 48): questa è l’incarnazione del desiderio, ma anche di immagini, idee, valori e aspirazioni che rendono la vita degna di essere vissuta. Troppo semplicistico l’elogio di un’avventura sessuale come emblema del desiderio selvaggio e libero. L’amore maturo implica vera libertà individuale. “Il superamento dei confini del Sé […] è alla base dell’esperienza soggettiva di trascendenza” (O. F Kernberg, 1995, p. 49).

Ma è dura. La passione sessuale richiede di lasciarsi andare, di sperimentare una grossa dose costante di empatia. Fondersi senza arrivare alla simbiosi. Saper addentrarsi nell’altro e poi tornare indietro.

Kernberg nel suo libro riprende la dichiarazione d’amore di Hans Castorp a Claudia Chauchat nella Montagna incantata di Thomas Mann; “l’amore – dice Hans a Claudia – non è nient’altro che follia: qualcosa di insensato, di proibito, un’avventura nel male. Le dice che il corpo, l’amore e la morte – tutti e tre – non sono che una cosa sola“. (O. F Kernberg, 1995, p. 52).

E allora non trovate che non sia poi così facile amare? Che non è una rosa regalata a un anniversario né una casa arredata insieme, tantomeno una famiglia? Che non sia, invece, un sentimento trascendente quanto doloroso, coinvolgente quanto minaccioso? Significa darsi all’altro e accogliere l’altro. Significa passare dal freddo al caldo nel giusto equilibrio, avvicinarsi e distanziarsi come la sdraio di Bergeret.

E allora partner traditi, ossessioni, rimpiazzi repentini, colpi di fulmine. Sono davvero amore?

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