Le forme dell’accoglienza: l’affidamento familiare e l’adozione

La Legge 184 del 1983 tutela il diritto del minore d’età a crescere in una famiglia: qualora non fosse possibile garantirgli di vivere nella sua famiglia di origine, sono previste delle soluzioni alternative secondo il principio di sussidiarietà.

Ciò significa che il minore d’età potrà essere collocato in una nuova famiglia in regime di affido o di adozione.

Prima dell’adozione, può essere accolto da una famiglia affidataria per aiutare e sostenere la famiglia di origine laddove esistano delle complicazioni o nel momento in cui questa famiglia attraversi un periodo temporaneo di difficoltà.

Nel momento in cui, attivando gli interventi più idonei, questo momento di crisi sarà stato gestito e superato, il minore d’età potrà fare ritorno nella sua famiglia di origine.
L’istituto dell’affidamento familiare vede tre principali attori protagonisti: il minore d’età fino a 18 anni, la famiglia di origine e la famiglia affidataria, che lo/la può accogliere e sostenere fino al compimento del ventunesimo anno d’età. Possono essere delle famiglie affidatarie persone che vivono in coppia, con o senza figli e single. Il rapporto con la famiglia di origine non si cancella, anzi si collabora affinché la si possa aiutare e il minore d’età vi possa far ritorno.

Diverse sono le modalità di affidamento familiare: la collocazione presso i parenti, l’affido presso una famiglia affidataria esterna o l’affido durante il corso della giornata per poi permettere al minore d’età di rientrare la sera nella famiglia di origine.

Oltre a queste situazioni, possono essere collocati in affidamento i bambini molto piccoli da 0 a 24 mesi o gli adolescenti anche dopo i 18 anni e fino ai 21, i minori stranieri non accompagnati o i minori in circostanze difficili o di emergenza.
L’affidamento può essere sia per il solo minore d’età che anche per la famiglia intera, cioè anche con i genitori di origine (sia presso luoghi adatti che presso famiglie affidatarie).

Si occupano delle dinamiche di affidamento familiare i Servizi Sociali del territorio e il Tribunale per i Minorenni di competenza.

L’affido viene concordato tra l’assistente sociale dei Servizi territoriale, il giudice del Tribunale per i Minorenni e i genitori, ma, nel caso in cui l’allontanamento del minore d’età fosse necessario e i genitori non d’accordo, il magistrato decide anche senza il loro consenso. Nel momento in cui i genitori siano impossibilitati nell’esercitare la responsabilità genitoriale nei confronti del minore d’età, viene nominato un tutore (che si occupa dei bisogni del minore d’età) e un curatore speciale (un avvocato che ne tutela i diritti).

Oltre alle famiglie affidatarie, ci sono le famiglie di appoggio, che accolgono e sostengono il minore d’età per un periodo di tempo limitato, come ad esempio per uno o più giorni a settimana, nel weekend o per le vacanze. È una sorta di affidamento parziale che prevede sempre una figura di accudimento accuratamente preparata all’accoglienza.

Oltre all’affidamento, il diritto dei minori d’età a crescere in una famiglia viene tutelato secondo il principio di sussidiarietà, quindi esiste l’adozione nazionale e internazionale. Il giudice decide per l’adozione del minore d’età nel momento in cui viene definito/a adottabile e quindi la famiglia d’origine destituita della responsabilità genitoriale.

La prima forma di adozione cercata per il minore d’età, secondo il diritto di sussidiarietà, è quella nazionale e, qualora ciò non fosse applicabile, si ricorre all’adozione internazionale.
Viene consentita l’adozione alle coppie sposate da almeno tre anni (vale anche la convivenza pregressa documentata), senza che ci sia stata, negli ultimi tre anni, separazione neppure di fatto.

Gli aspiranti genitori adottivi devono essere ritenuti idonei all’adozione e la loro età deve superare di almeno diciotto e non più di quarantacinque anni l’età dell’adottando.

I minori d’età possono essere adottati nel momento in cui vengono dichiarati in stato di adottabilità. Se hanno compiuto i 14 anni devono dare il consenso all’adozione e se ne hanno compiuti 12 devono essere personalmente sentiti, così come se hanno meno di 12 anni, in considerazione della loro capacità di discernimento.

Sono dichiarati in stato di adottabilità dal Tribunale per i Minorenni i minori d’età per i quali sia stata accertata la situazione di abbandono.

La legge prevede anche dei casi particolari per l’adozione e cioè quando i minori d’età sono legati da vincolo di parentela fino al sesto grado o da un preesistente rapporto stabile e duraturo con un’altra persona, ma sempre nel caso in cui il minore sia orfano dei genitori di origine. In un altro caso è il coniuge che può adottare il/la figlio/a anche adottivo/a dell’altro coniuge. Può essere adottato anche un minore con handicap e disabilità, purché sia orfano dei genitori o anche quando sia impossibile procedere con l’affidamento pre-adottivo.

Tutte queste forme consentite dalla legge mirano esclusivamente al diritto del minore a crescere in una famiglia: questa accoglienza è basata sul principio che è il minore ad aver diritto a dei genitori e non una coppia ad aver diritto ad un figlio.

La genitorialità è una capacità non scontata e non innata; funziona al meglio laddove la coppia esiste e regge anche quando non ha figli.

Viviamo in un Paese in cui ancora oggi la procreazione, la famiglia, i figli rappresentano uno status, una condizione sociale necessaria, ma essere genitori implica competenze relazionali, sociali e affettive ben più complesse.

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