Vivere negando

«La maggior parte di noi non è consapevole dei significati profondi delle proprie fantasie e preferenze sessuali e non è motivato a scoprirli. Passiamo la vita a coltivare pensieri e sogni a occhi aperti di natura sessuale, eccitandoci di tanto in tanto, e non sentiamo mai il bisogno di capire la catena esatta degli eventi mentali che precedono e causano la nostra esperienza. Tranne se siamo in terapia: in questo caso, le persone non solo hanno la possibilità di, ma spesso anche la motivazione a, esplorare i loro desideri sessuali e le loro paure» (Bader, M. [2002]. Eccitazione. La logica segreta delle fantasie sessuali. Raffaella Cortina Editore, Milano, 2018, p. 160).

Alcuni/e si crogiolano dietro l’etichetta dell’edonismo, ma ho capito col tempo che vivono per inerzia. Una casa, una famiglia, qualche amante, un lavoro. Lontani/e dalla loro vera essenza. O forse ad essa così vicini/e. Bromberg (1998/2001) dice che alcuni/e pazienti che arrivano in psicoterapia si chiedono «Perché sto vivendo in questo modo?»: «Alcuni individui iniziano la terapia tormentati da questa domanda, dopo essersela posta per anni, senza mai essersi sentiti vicini a una risposta, mentre altri non se la sono mai posta perché per loro il concetto di “perché sto vivendo in questo modo” non ha alcun significato personale». Per loro, scrive Bromberg, «la domanda “perché” è indomandabile» (Bromberg, P. M. [1998/2001]. Clinica del trauma e della dissociazione. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007, p. 9).

In questi casi quello che ne viene fuori è un gran caos. Senti dissociazione e frammentazione e alla fine non capisci più niente, perdi lucidità e entri in un vortice di negazioni, ripetizioni e automatismi che finiscono per sfibrarti.

Meglio andare oltre.

Alcune persone vivono felici così.

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