Il post-partum. La donna e il suo mondo relazionale

La gravidanza mette in gioco nel mondo interno di una donna fantasie e rappresentazioni che si legano all’esperienza corporea di creare e portare dentro di sé una nuova vita (Raphael-Leff, 1986). Ciò risveglia non solo fantasie più o meno arcaiche, ma chiede alla donna di rappresentarsi in quanto tale, capace di generare una nuova vita, ma anche come madre, capace poi di creare una relazione duale prima e una triade poi, accogliendo il bambino o la bambina in uno stato di cure sufficientemente buone, di totale presenza e responsività e via via di giusta vicinanza e autonomia.

Durante la gravidanza il mondo rappresentazionale materno si modifica e richiede alla mamma importanti cambiamenti nel suo mondo fantasmatico, richiamando le rappresentazioni genitoriali apprese, i modelli relazionali passati interiorizzati, le esperienze precoci di attaccamento. Inoltre, le rappresentazioni materne della gravidanza e della genitorialità rappresentano dei preziosi indici di adattamento o di rischio alla gravidanza e al ruolo genitoriale (Ammaniti et al., 2006, 2007; Benoit, Parker e Zeanah, 1997; Manzano, Palacio Espasa e Zilkha, 1999; Pines, 1972, 1982; Priel e Besser, 2001; Raphael-Leef, 1986; Slade e Cohen, 1996; Slade e Haft, 1999; Stern, 1995).

Parlare di rappresentazioni implica il riconoscimento di una sottile differenza tra quello che è il “bambino immaginario” che appartiene alla mamma, ma anche alla coppia genitoriale e rappresenta le fantasie consapevoli e realistiche, e quello che invece è il “bambino fantasmatico”, appartenente alle fantasie più inconsce e legato ai modelli relazionali, alle relazioni oggettuali della e alle rappresentazioni genitoriali (Lebovici, 1983).

Mediante i processi di introiezione e identificazione, la persona organizza le immagini di sé e dell’altro: queste rappresentazioni dinamiche sono costruzioni attive caricate anche dalla componente affettiva.  Le rappresentazioni materne durante la gravidanza richiamano l’esperienza di relazione con la propria figura di attaccamento.

La gravidanza si accompagna a diversi vissuti emotivi. Inizialmente, cioè, le domande sul concepimento possono richiamare sensi di colpa correlati al desiderio di prendere il posto della propria madre. Successivamente, poi, con l’inizio dei movimenti fetali, la gravidanza può essere negata oppure vissuta come pericolosa e quindi una minaccia al senso di incolumità e sicurezza. Può, così, assumere una valenza aggressiva. I movimenti interni del feto suscitano, inoltre, diverse fantasie nella mamma, come sentimenti di svuotamento, perdita, separazione (parto) e paura. Il nono mese è il momento delle rapide trasformazioni e nei giorni precedenti il parto si intensificano la paura di morire di parto, la paura del dolore, del figlio deforme o della sua morte.

Riprendendo Raphael-Leff (1986), la gravidanza procede lungo tre grandi momenti che possono, in un certo modo, essere ricollegati a tre fasi dello sviluppo di Margaret Mahler. Se, quindi, il bambino, evolve da una fase di “autismo normale”, attraverso un “periodo simbiotico”, fino al processo di separazione-individuazione ed ogni step è influenzato dalla relazione madre-bambino e da fattori come gratificazione simbiotica primaria e disponibilità affettiva materna, allo stesso modo, questo processo di sviluppo ben si ripete nella gravidanza (Fonagy, Target, 2005).

Nella fase di autismo normale delle primissime settimane di vita le esperienze sono limitate a depositi di tracce mnestiche delle due primordiali qualità di stimoli (piacevole-buona vs dolorosa-cattiva). Il bambino è circondato da una barriera quasi compatta contro lo stimolo, quel “guscio autistico” che tiene fuori gli stimoli esterni.

Nella fase simbiotica del secondo mese appare la vaga consapevolezza dell’oggetto che soddisfa i bisogni. Lo stato di fusione indifferenziata tra madre e bambino crea una condizione in cui l’Io e il non-Io sono in una fusione allucinata somato-psichica onnipotente con un confine comune basato sul guscio che si oppone agli stimoli. Il primitivo disorientamento allucinatorio dei primi sei mesi di vita del bambino viene sopraggiunto da uno “scambio di segnali”, cioè quell’interazione circolare in cui il neonato modifica adattivamente il proprio comportamento in risposta alle reazioni selettive della madre ai segnali che le indirizza.

Uno sviluppo soddisfacente della fase simbiotica produce sentimenti benevoli riguardo al Sé e verso l’oggetto. Se, invece, la preoccupazione materna per il neonato è dominata dall’angoscia, o è incoerente o ostile, nel proprio processo di individuazione il bambino non disporrà di una struttura attendibile di riferimento per ricongiungersi con la madre simbiotica.

Infine, il processo di separazione-individuazione del quarto e quinto mese permette la differenziazione (hatching, differenziazione dell’immagine corporea). Il neonato si allontana dalla madre ed inizia a differenziarsi da lei.

Queste fasi si riflettono nella gravidanza nel momento in cui, da una iniziale indifferenziazione, verso l’ottavo mese la mamma riesce a rappresentarsi il feto come realtà a sé.

Effettivamente, l’iniziale esperienza di fusione con il feto procede fino alla percezione dei movimenti fetali. Tali evidenti segni del feto rompono l’unità narcisistica precedente e concorrono a determinare nella mamma la percezione del bambino come altro dentro di sé.

Il parto è un momento delicato e di grande cambiamento per la mamma. Vissuti di agitazione e tensione (la tocofobia o paura del parto) ben rappresentano come tale momento possa essere investito di paure, rappresentazioni, aspettative. Queste paure può essere primarie o secondarie, quindi dovute ad una precedente esperienza traumatica. Effettivamente, il parto rappresenta una separazione e la rottura di un momento precedente, cioè la gravidanza.

Eventuali complicanze e preoccupazioni si possono verificare nel periodo del post-partum, in parte fisiologiche, necessarie e assolutamente normali, in parte altre che possono essere meno comuni e ascrivibili alla personalità della mamma e al suo ambiente relazionale, fondamentale in questo caso forse anche più della donna stessa. I disturbi che la neo mamma può sviluppare e manifestare possono essere diversi e in questa sede mi soffermerò solamente su quella che erroneamente viene definita depressione post-partum, ma che in realtà rappresenta una condizione più comune e meno profonda, ma più di natura reattiva, che il maternity blues.

Il maternity blues si manifesta nei giorni immediatamente dopo il parto con uno stato depressivo caratterizzato da irritabilità, labilità affettiva, crisi di pianto alternate a momenti euforici. Generalmente si assiste a una lieve deflessione del tono dell’umore, accompagnata da sentimenti di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo di madre, ansia e insonnia

In questo periodo la mamma vive uno stato di regressione, uno stato fusionale (Winnicott), una “costellazione materna” (Stern, 1995).

Il maternity blues si caratterizza per l’abbassamento dei livelli estroprogestinici e tende naturalmente a risolversi nella prima settimana o 10 giorni dopo il parto. È una condizione normale e legata molto anche a fattori ormonali (Henry, Sherwin, 2012; Sherwin, 2012; Workman et al., 2012).

BIBLIOGRAFIA

Ammaniti, M., Speranza, A.M., Tambelli, R., Muscetta, S., Lucarelli, L., Vismara, L., Odorisio, F., Cimino, S. (2006). A prevention and promotion intervention program in the field of mother-infant relationship. Infant Mental Health Journal, 27, 1, 70-90.

Ammaniti, M., Speranza, A.M., Tambelli, R., Odorisio, F., Vismara, L. (2007). Sostegno alla genitorialità nelle madri a rischio: valutazione di un modello di assistenza domiciliare sullo sviluppo della prima infanzia. Infanzia e Adolescenza, 6, 2.

Benoit, D., Parker, K., Zeanah, C. (1997). Mothers’ representation of their infants assessed prenatally: stability and association with infants’ attachment classifications. Journal of Child Psychology, Psychiatry and Allied Disciplines, 38, 307-316.

Fonagy, P., Target, M. (2005). Psicopatologia evolutiva. Le teorie psicoanalitiche. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2005.

Henry, J. F., Sherwin, B. B. (2012). Hormones and Cognitive Functioning During Late Pregnancy and Postpartum: A Longitudinal Study. Behavioral Neuroscience, 126, 1, 73 – 85.

Lebovici, S. (1983). Il bambino, la madre e lo psicoanalista. Borla, Roma, 1988.

Manzano J, Palacio Espasa, F., Zilkha, N. (1999). Scenari della genitorialità. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2001.

Pines, D. (1972). Pregnancy and motherhood: Interaction between fantasy and reality. British Journal of Medical Psychology, 45, 333-343.

Pines, D. (1982). The relevance of early psychic development to pregnancy and abortion. International Journal of Psycho-Analysis, 63: 311-319.

Priel, B., Besser, A. (2001). Bridging the gap between attachment and object relations theories:

Raphael-Leff, J. (1986). Facilitators and regulators: conscious and unconscious processes in pregnancy and early motherhood. British Journal of Medical Psychology, 59, 1, 43–55.

Sherwin, B. B. (2012). Estrogen and Cognitive Functioning in Women: Lessons We Have Learned. Behavioral Neuroscience, 126, 1, 123 – 127.

Slade A., Cohen, L. (1996). The process of parenting and the remembrance of things past. Infant Mental Health Journal,17, 217-238.

Slade, A, Haft, W. (1999). Sintonizzazione affettiva e attaccamento materno. In C. Riva Crugnola (a cura di). La comunicazione affettiva tra il bambino e i suoi partner. Raffello Cortina Editore, Milano, 1999.

Stern, D. (1995). La costellazione materna. Bollati Boringhieri, Torino, 1995.

Workman, J. L., Barha, C. K., Galea, L. A. M. (2012). Endocrine Substrates of Cognitive and Affective Changes During Pregnancy and Postpartum. Behavioral Neuroscience, 126, 1, 54 – 72.

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