Tor Sapienza. Cosa c’è fra il buonismo e la xenofobia.

260270_572489682772574_572111533_n-572x253Dalla sera dell’11 novembre scorso in Viale Giorgio Morandi succede un fatto strano. Strano non in senso di nuovo, perché è ormai assai frequente la guerriglia urbana fra “italiani” ed “extra-comunitari”, già successa ahimè in passato. Ma strano perché assomiglia ad una guerra fra poveri.

Una guerra fra figli di un’autorità latitante, che manca, che non tutela i propri figli. Un’autorità che in questo caso sembra essere lo Stato, ma che altrove, nell’intimità più recondita degli attori coinvolti sembra essere la rappresentazione simbolica di un qualcosa di appreso. Di una morale, ma soprattutto di un bisogno di sicurezza che evidentemente scarseggia e non tutela l’individuo nel profondo.

L’angoscia dell’estraneo è quella tappa evolutiva necessaria al bambino che ha capito che la sua prima figura di accudimento è separata da sé. A 8 mesi il bambino capisce la prima differenziazione fra gli oggetti e questo gli permette di vivere un senso di angoscia all’arrivo di un estraneo, uno sconosciuto. Ma questa fase poi si supera. Il bambino acquisisce quel senso di sicurezza grazie alle cure adeguate, all’ambiente di holding e di crescita che gli permette di rafforzarsi e di sentirsi protetto (di interiorizzare un senso di protezione derivato dall’interiorizzazione delle relazioni primarie di accudimento).

L’immigrato è un po’ l’estraneo per una società ancora piccola e insicura. Una società che vacilla, una società precaria. E la figura di accudimento è simbolicamente (ma neanche troppo) lo Stato, che non riesce a fornire quel senso di sicurezza necessario ai suoi figli per sentirsi protetti (anche da soli).

A Tor Sapienza gli abitanti hanno attaccato con tentativi di distruzione struttura che ospita un Centro di Prima Accoglienza per minori non accompagnati e uno Sprar, ovvero un Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati.

I Centri di Accoglienza (CDA), invece, sono strutture destinate all’accoglienza degli immigrati per il periodo necessario alla regolamentazione amministrativa della loro permanenza su territorio italiano (L 29/1995 n. 563). Queste strutture dovrebbero ospitare i migranti indipendentemente dal loro status giuridico, per garantire una prima accoglienza nell’attesa che venga emanato il provvedimento che legittimi la loro presenza in Italia o che disponga il loro allontanamento e il rimpatrio.

I Centri di accoglienza per Richiedenti asilo (CARA), invece, sono strutture destinate all’accoglienza dei richiedenti asilo per il periodo necessario all’identificazione e all’esame della domanda di asilo da parte della Commissione Territoriale (D. Lgs. 28 gennaio 2008 n. 25). I CARA sono parzialmente aperti, quindi gli ospiti hanno la possibilità di uscire durante il giorno.

Ma chi sono i richiedenti asilo e rifugiati? Si tratta di persone perseguitate nei loro Paesi di provenienza per motivi di razza (quale razza?!), religione, nazionalità, appartenenza a un gruppo sociale e per le proprie opi­nioni politiche (fonte: Ministero dell’Interno*). 

I richiedenti asilo, quindi, non possono ritornare nel loro Paese di provenienza e chiedono asilo in Italia attraverso una domanda di riconoscimento dello status di rifugiato. Una volta ottenuto questo riconoscimento, i richiedenti asilo diventano “rifugiati”.

Sono richiedenti asilo, rifugiati, minori non accompagnati. Persone che hanno vissuto la guerra, l’odio, la precarietà di una vita perseguitata.

Rappresentano il male, l’invidia, il furto di quella sicurezza che in realtà è già precaria nei residenti che li odiano, in un momento sociale (come tanti altri della storia) in cui l’angoscia per la precarietà è tale da vivere costantemente il senso di un furto di un qualche cosa che non esiste. Ma l’odio che si scatena da parte di questi cittadini dall’altra parte della barricata, il disprezzo e al tempo stesso la concitazione, la partecipazione e l’estrema suscettibilità nei loro riguardi e verso tutte le tematiche che attorno a loro ruotano, non vi pare eccessiva? Esagerata? Imbarazzante?

Sposto il marcio che non va in me e lo rovescio sull’immigrato, così ottengo due sollievi: uno è il sentirmi più pulito, privo delle cose che non vanno, l’altro è di poter essere costantemente in contatto con queste paure, potendole finalmente disprezzare, ma stavolta nell’altro, perché io non posso permettermelo. Gli altri vedranno quanto io sia pulito e onesto, perché lo sporco è fuori ed è ben diverso da me.

E allora bisogna trovare un punto d’incontro tra il buonismo e la xenofobia. L’analisi realistica del fenomeno migratorio potrebbe essere un’ottima risorsa, la conoscenza dei diversi significati di migrazione, la conoscenza della realtà dell’accoglienza in Italia. O almeno basterebbe informarsi, conoscere la cooperazione, il terzo settore e prima ancora il sociale. Questo permetterebbe semplicemente di informarsi. Ma informarsi significa esplorare. Esplorare significa conoscere. E conoscere, a volte, significa crescere.

*http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/asilo/sottotema001.html

http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/11/13/news/tor_sapienza_ancora_proteste_i_residenti_aggredita_una_ragazza_il_parroco_qui_degrado_e_insicurezza-100457254/

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