Il giorno dopo la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Contro le Donne.

blogOggi é qualche giorno dopo la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Contro le Donne. Qualche giorno dopo non dovremmo aver già dimenticato quelle scarpe rosse o quei fiocchi neri che abbiamo visto un paio di giorni fa in strada, in tv, sui giornali o nel web. Pensiamo a volte che questa sia roba per femministe, per giornalisti curiosi di cronaca e femminicidi, ma la violenza é prima di tutto lo stereotipo quotidiano, quello per cui in pochi di indignano o alzano gli occhi per dedicargli attenzione. Perché gli stereotipi quotidiani non meritano spesso un articolo di giornale, un servizio alla tv, un post su qualche social network. A almeno non come dovrebbero. Ma credo che invece la violenza parta proprio da lì. Dalla pubblicità del detersivo a quella del pollo panato, alla declinazione della parola casalinga, alle gravidanze non tutelate, agli obiettori di coscienza, al cognome del marito per i figli. E mi fermo perché potrei andare avanti per molto ancora. E poi c’é la violenza (e non solo, c’é nel mezzo una lunga sfumatura di disastri), che é fisica, psicologica, sociale, culturale, subdola, perversa, crudele, assassina, ignorante, ottusa, cieca, acefala, come l’ha definita Recalcati (http://www.psychiatryonline.it/node/4677). Violenza mista a stereotipi che parte da casa, si ritrova in strada, al lavoro, a scuola, nei Tribunali, sui giornali, in tv. Basterebbe a volte solamente soffermarsi di più su quello che accade attorno a noi, prima di utilizzare l’altro come mero contenitore delle nostre frustrazioni, dei nostri bassi pensieri, di quelli che partono in automatico, senza rifletterci su, di quelli che vanno a braccetto con lo stereotipo, la superficialità, la svogliatezza a comprendere il resto del mondo. Ho sentito etichettare questa Giornata Internazionale più di altre, come se fosse roba da femministe incallite ed estremiste, nella corsa costante nel dover sempre etichettare tutto, categorizzare l’altro come buono o cattivo a tutti i costi, nel bisogno di starsene tranquilli decidendo cosa ci piace e cosa invece è troppo lontano da noi per provare non dico a capirlo, ma anche solo a ragionarci su. Non si apre all’altro, sono già precario io.

Info utili: http://www.viewsoftheworld.net/?p=4269

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